10 prime impressioni dopo 30 giorni di India:
- Sapere soltanto l’inglese non basta, o meglio basta per vivere tranquillamente, ma se non volete essere presi in giro, sfruttati e visti come un bancomat ambulante, allora un po’ di hindi non fa male di certo.
- Se non conosci qualcuno non sei nessuno. Concetto famigliare a tutti in Italia, che piano piano va diminuendo di importanza. Ecco in India è ancora ben radicato nella società e sinceramente credo durerà ancora per parecchio tempo.
- Today, tomorrow, never. Quando chiedo di fare qualcosa, o “ordino” qualcos’altro la risposta che ottengo il 95% delle volte è si per domani lo faccio. NON ILLUDERTI mari, non lo faranno mai. Yann me l’ha ripetuto per tutto il primo mese, ma io continuavo a sperare che dicessero la verità. A nessuno piace essere illuso, men che meno essere preso in giro, dopo un mese posso dire di essermi disillusa quasi completamente. Se non hanno un interesse proprio non faranno mai quello che chiedi. (Ovviamente sto generalizzando)
- Western esotiche creature. Quando sono partita ero preparata all’idea della gente che mi fissa, che parla di me in hindi o che spettegola senza sosta. Mi ero preparata, ma finché non lo si prova, non si capisce cosa voglia dire. In Italia riesco perfettamente a passare inosservata, sena nemmeno impegnarmi (con tutti i lati negativi della cosa). Qualche volta vorrei capitasse anche qui, purtroppo invece sono il cigno nero del centro commerciale. Tutti sanno chi sono e cosa faccio, ma io conosco si e no 10-15 persone e non mi ricordo nemmeno i nomi di tutti.
- Cibo piccante. Mi ci è voluto un mese, ma finalmente riesco a mangiare cibo indiano, chiedendo di farlo non piccante ovviamente. 3 settimane fa, mi bruciava qualsiasi parte del cavo orale quando cercavo di assaggiare qualcosa di “NON” piccante.
- Problemi intestinali. Sì è tutto vero quello che leggete su internet, sulle guide turistiche, sull’India in generale. Se venite in India avrete dei problemi intestinali, non c’è via di scampo. Ora però il mio corpo si è abituato e negli ultimi 10 giorni ho mangiato street food, cioè cibo comprato alle bancarelle, insieme a tutti gli autoctoni e sono ancora qui a scrivervi!
- Gente disponibile e pronta ad aiutarti. Su questo argomento ritornerò alla fine dei 6 mesi, per ora ho avuto delle esperienze positive con le persone che hanno cercato di aiutarmi, ma ovviamente anche qualche esperienza non del tutto positiva. Ora che vivo con una ragazza indiana posso dire che sto avendo un’esperienza molto positiva, perché mi sta dando una mano in tutto.
- Classi sociali. Forse è un tratto comune di tutti i paesi in via di sviluppo, o di tutte le società che si stanno arricchendo in fretta, pochi si stanno arricchendo troppo. Nonostante Chandigarh sia un città ricca, in cui non si vede la vera povertà ogni giorno, ho avuto modo di vederla qua e là in certe zone. Così come ho visto quartieri con ville fighissime che ricordano i tanto idealizzati US.
- Superficialità e soldi Tutti chiedono quanto guadagno, quanto costa il mio portatile, quanto costa questo quello quell’altro. In Italia di solito è maleducazione fare queste domande a semi sconosciuti, qui invece è la norma a quanto pare.
- Tamarri e fotografie. In Italia siamo abbastanza abituati a vedere in giro tamarri e zarri, o come volete chiamarli, ecco qui ce no sono tanti, ma tanti, ma tanti che non mi stupisco nemmeno più quando li vedo a farsi fotografie ovunque. Sotto la scritta di pizza hut, davanti ad una moto in esposizione, nello specchio dei bagni, all’ingresso del cinema, sotto i poster dei nuovi film, seduti a mangiare la pizza, seduti sulle poltroncine, davanti alle decorazioni festive, sotto la scritta dunkin donuts, sotto la scritta mc donald’s. Insomma praticamente ovunque pur di mostrare la loro figaggine. Ecco io vorrei la foto davanti al Taj Mahal, o per ricordare qualche momento emozionante. Qui invece regna la superficialità e il narcisismo più assoluto.
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